Perché assumere la D3 da sola non basta: scopri la sinergia ideale per fissare il calcio nello scheletro e proteggere il
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A cura di
Dott.ssa Sharon D'Aniello
Perché assumere la D3 da sola non basta: scopri la sinergia ideale per fissare il calcio nello scheletro e proteggere il cuore.
La vitamina D3 è famosa per un motivo preciso: senza di lei, il calcio che assumiamo attraverso il cibo non serve a nulla. Questa vitamina ha infatti il compito biologico di "aprire le porte" dell'intestino, permettendo al calcio di essere assorbito e di passare nel sangue. Se i livelli di vitamina D3 sono troppo bassi, il calcio viene sprecato ed eliminato dall'organismo, rendendo inutile anche la dieta più equilibrata.
Garantire una buona dose di vitamina D3 nel sangue è il primo passo fondamentale per mantenere le ossa forti e i muscoli in salute. Tuttavia, mettere in circolo il calcio è solo metà del lavoro: una volta entrato nel sangue, questo minerale deve trovare la strada giusta per raggiungere lo scheletro.
Quando la vitamina D3 scarseggia per lunghi periodi, il corpo è costretto a "rubare" il calcio dalle ossa per mantenere stabili i livelli nel sangue. Questo processo indebolisce lo scheletro dall'interno, portando a tre rischi principali:
Il pericolo maggiore è legato alle cosiddette fratture silenziose, che colpiscono soprattutto le vertebre. Si chiamano così perché all'inizio non provocano un dolore acuto o un trauma evidente: possono capitare anche solo chinandosi per allacciare le scarpe. Poiché passano inosservate, nel tempo logorano la struttura dello scheletro, modificando la postura e togliendo autonomia alle persone.
L'organismo umano può ottenere la vitamina D3 attraverso tre vie principali:
La sintesi cutanea attraverso l’esposizione al sole rappresenta la fonte primaria di assorbimento di vitamina D3: bastano 15-30 minuti di esposizione per sintetizzarla naturalmente. Questa produzione è ovviamente limitata solo ad alcuni mesi dell’anno: durante i mesi invernali, infatti, la sua produzione è ridotta drasticamente.
Le fonti alimentari sono limitate e raramente sufficienti a coprire il fabbisogno giornaliero di questa vitamina. Le concentrazioni maggiori si riscontrano nei pesci grassi (salmone, sgombro), nel tuorlo d'uovo e nel fegato.
Quando le analisi del sangue mostrano valori bassi e lo stile di vita non basta, l'integratore diventa lo strumento più sicuro e rapido per riportare i livelli alla normalità.
Se la vitamina D3 fa entrare il calcio nel sangue, la vitamina K2 decide dove indirizzarlo. Il suo compito è fare in modo che il minerale si depositi esattamente dove serve (nelle ossa e nei denti), impedendogli di accumularsi nei posti sbagliati (come le arterie e i reni).
Dal punto di vista biologico, la K2 attiva una proteina speciale prodotta dalle ossa: l'osteocalcina. Una volta attivata, questa proteina si comporta come un magnete: cattura il calcio presente nel sangue e lo fissa stabilmente all'interno della struttura ossea, rinforzandola.
La vitamina K2 compie un secondo lavoro importantissimo, questa volta a beneficio del cuore. Attiva la proteina MGP (Matrix Gla Protein) che si occupa di ripulire i vasi sanguigni, evitando che il calcio si depositi sulle loro pareti elastiche. Questo impedisce l'indurimento delle arterie (calcificazione), che è una delle cause principali di ipertensione e problemi cardiaci.
Molti si chiedono se la vitamina K2 agisca sul colesterolo. La risposta è no, non lo abbassa direttamente. Tuttavia, fa qualcosa di altrettanto cruciale: evita che il calcio vada a cementificare le placche di colesterolo già presenti nelle arterie, impedendo che diventino rigide e pericolose per la circolazione.
Trovare la vitamina K2 a tavola è alquanto difficile nella nostra cucina tradizionale. È presente quasi esclusivamente in:
La dieta moderna non riesce a coprire il fabbisogno quotidiano di questa vitamina. Anche se i batteri del nostro intestino sono in grado di produrne una piccola quantità, la quota che riusciamo ad assorbire è troppo bassa per soddisfare le reali necessità delle ossa e dell'apparato cardiocircolatorio.
Assumere queste due vitamine insieme è la scelta più sensata perché formano una squadra perfetta. La vitamina D3 crea la domanda di calcio e lo mette in circolo, mentre la vitamina K2 lo gestisce e lo distribuisce.
Prendere dosi elevate di vitamina D3 da sola, senza la K2, può rivelarsi controproducente: rischiamo di avere una grande quantità di calcio che vaga nel sangue senza una meta precisa, aumentando il pericolo che vada a depositarsi nei reni (creando calcoli) o nelle pareti delle arterie, irrigidendole. L'azione combinata garantisce che il calcio venga rimosso dai vasi e bloccato saldamente nello scheletro.
Per scegliere un integratore di qualità in farmacia, bisogna guardare l'etichetta e verificare le forme delle due vitamine:
Un dettaglio pratico fondamentale: entrambe sono vitamine liposolubili, il che significa che si sciolgono e si assorbono solo grazie ai grassi. Il miglior integratore è quindi quello già formulato in gocce o capsule a base oleosa. Se si usano le classiche compresse secche, vanno assunte tassativamente durante un pasto principale (pranzo o cena) che contenga una quota di grassi sani (come l'olio extravergine d'oliva).
In linea generale, per un adulto in buona salute, i dosaggi quotidiani consigliati sono:
La terapia va sempre personalizzata. Il fabbisogno cambia in base all'età, allo stile di vita e a particolari fasi della vita (come ad esempio la menopausa, dove il calo degli ormoni accelera la perdita di massa ossea). Il consiglio migliore è fare un semplice esame del sangue per verificare i propri valori di partenza e stabilire il dosaggio corretto insieme al medico o al farmacista.
Anche se si tratta di sostanze naturali e sicure, ci sono situazioni in cui bisogna prestare molta attenzione all’assunzione delle vitamine D3 e K2. In particolare:
La vitamina K2 influisce sulla coagulazione del sangue. I farmaci anticoagulanti servono a rendere il sangue più fluido per evitare la formazione di trombi. Se si assume la vitamina K2, si rischia di bloccare l'azione del farmaco, rendendo il sangue nuovamente incline a coagulare in modo pericoloso. Chi segue queste terapie deve sempre consultare il medico prima di assumere la K2.
Dosi eccessive e non controllate di vitamina D3 possono causare un accumulo eccessivo di calcio nel sangue, che stanca i reni e può provocare calcoli renali. Chi soffre di insufficienza renale deve muoversi con cautela e sotto stretto controllo specialistico.
La vitamina K2 fa ingrassare?
Assolutamente no. La vitamina K2 non ha calorie, non influisce sul senso di fame e non stimola l'accumulo di grasso corporeo. Si occupa soltanto di attivare i processi che distribuiscono il calcio nel corpo.
Vitamina K2: per quanto tempo prenderla?
Non esiste una durata standard. Per la prevenzione dell'osteoporosi o durante la menopausa, si consigliano solitamente cicli di 3 o 6 mesi, da ripetere durante l'anno. La durata esatta va comunque valutata in base ai valori ematici della vitamina D e al consiglio del professionista.
Quali sono le controindicazioni della vitamina D3?
Non deve essere assunta da chi ha già troppo calcio nel sangue o nelle urine, da chi soffre di calcoli renali gravi e frequenti, o in caso di blocco della funzionalità dei reni.
Vitamina D3 K2: a cosa serve?
Serve a proteggere contemporaneamente le ossa e il cuore. La D3 assorbe il calcio dal cibo e lo porta nel sangue, la K2 lo toglie dalle arterie e lo fissa nello scheletro per renderlo forte.
Quali sono le controindicazioni della vitamina K2?
La controindicazione principale riguarda l'uso di farmaci anticoagulanti salvavita (come il Coumadin), poiché la vitamina K ne riduce drasticamente l'efficacia. In caso di gravidanza o allattamento, l'assunzione va sempre concordata con il proprio ginecologo.