Naturale non significa privo di rischi: impara a riconoscere le interazioni tra farmaci e rimedi erboristici per proteggere l'efficacia della tua
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A cura di
Dott.ssa Sharon D'Aniello
Naturale non significa privo di rischi: impara a riconoscere le interazioni tra farmaci e rimedi erboristici per proteggere l'efficacia della tua terapia
Negli ultimi anni l’uso di integratori è cresciuto enormemente. Vitamine ed estratti vegetali vengono spesso percepiti come innocui solo perché naturali. Questa convinzione è fuorviante: un integratore efficace contiene sostanze biologicamente attive che agiscono sul nostro organismo esattamente come un farmaco di sintesi.
Il fatto che una sostanza derivi da una pianta non la rende automaticamente sicura. La natura produce molecole potentissime che possono modificare radicalmente l'azione di una terapia farmacologica in corso. Naturale non è sinonimo di “senza rischi”, ma di prodotti che richiedono competenza e attenzione.
Quando assumiamo sostanze diverse insieme, queste interagiscono tra di loro nell’organismo contribuendo ad un effetto finale che può essere più o meno benefico. Le interazioni si verificano principalmente in tre fasi del loro percorso nell’organismo:
Alcune sostanze possono legarsi ai farmaci nello stomaco, impedendone l’assorbimento. È il tipico caso del carbone vegetale o di fibre particolari che agiscono una “spugna”. Intrappolano il farmaco nello stomaco e ne riducono la quantità che entra in circolo. Il risultato è che il farmaco diventa meno efficace o addirittura inutile.
Il fegato è l’organo deputato al metabolismo dei farmaci. Quando le sostanze arrivano qui, vengono trasformate per poi essere eliminate. Molte piante e farmaci vengono smaltiti dallo stesso enzima epatico (è il caso ad esempio dell’iperico, che viene smaltito dal Citocromo P450).
Se un integratore accelera o blocca questi enzimi, il farmaco può sparire troppo in fretta (perdendo efficacia) o accumularsi pericolosamente nel sangue (aumentando il rischio di tossicità).
In questo caso, integratore e farmaco spingono nella stessa direzione, potenziandosi a vicenda in modo incontrollato. Assumere un farmaco anticoagulante insieme a un integratore che fluidifica il sangue, ad esempio, crea un effetto somma che aumenta drasticamente il rischio di emorragie. Qui non è solo l'effetto terapeutico a essere potenziato, ma anche gli effetti collaterali pericolosi.
Ci sono delle interazioni che sono particolarmente note e documentate. Chi assume un farmaco e un integratore insieme, deve informarsi dal medico per qualsiasi dubbio ma soprattutto per capire se ci sono interazioni tra i principi attivi che sta assumendo. Tutto ciò è fondamentale per evitare effetti collaterali come un sovraddosaggio o addirittura l’inefficacia della terapia.
L’iperico (o Erba di San Giovanni) è usato per via orale per regolare il tono dell’umore e il sonno. L’utilizzo di questa sostanza, associata all’assunzione di farmaci, potrebbe risultare rischiosa.
L’assunzione di iperico, ad esempio, riduce drasticamente l’efficacia della pillola anticoncezionale, aumentando il rischio di gravidanze indesiderate. Perché accade? L’iperico aumenta l’azione di alcuni enzimi epatici che accelerano il metabolismo dei principi attivi della pillola anticoncezionale, riducendone la concentrazione nel sangue.
Un’altra interazione riscontrata nell’iperico è con i farmaci antidepressivi di sintesi. Quando questi vengono somministrati insieme, si ha un potenziamento da parte dei farmaci antidepressivi, provocando la sindrome serotoninergica, che causa irrequietezza, tremori ed instabilità.
Il ginkgo biloba è una pianta nota per i suoi effetti sulla circolazione e la memoria. Tra gli effetti benefici c’è anche quello di antiaggregante piastrinico, per aiutare a ridurre la formazione di coaguli. Sebbene questa sia una proprietà benefica, quando il ginko viene assunto in concomitanza con farmaci anticoagulanti può provocare effetti negativi.
Se si stanno assumendo farmaci anticoagulanti (Warfarin, Coumadin) o antiaggreganti (aspirina), il ginko può aumentare il rischio di sanguinamento ed emorragie. Quindi bisogna fare molta attenzione a questo tipo di interazione.
Il pompelmo è l'esatto opposto dell'iperico: “addormenta” gli enzimi del fegato. Se mangi il frutto o bevi succo di pompelmo mentre assumi statine (per il colesterolo) o calcioantagonisti (per la pressione), il farmaco non viene smaltito e si accumula nel sangue. Questo porta a un sovraddosaggio che può diventare tossico per i muscoli o causare bruschi cali di pressione.
La vitamina K (presente in molti multivitaminici e nelle verdure verdi) aiuta il sangue a coagulare. È l'antidoto naturale dei farmaci anticoagulanti orali. Assumerne quantità variabili o eccessive può rallentare l'effetto del farmaco, rendendo il sangue troppo denso e aumentando il rischio di trombi.
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Integratore / Alimento |
Farmaco “incompatibile” |
Effetto riscontrato |
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Iperico |
Anticoncezionali / Ciclosporina |
Riduzione efficacia farmaco |
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Ginkgo Biloba |
Aspirina / Anticoagulanti |
Aumento rischio emorragico |
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Pompelmo |
Statine / Calcioantagonisti |
Rischio tossicità farmaco |
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Ginseng |
Insulina / Ipoglicemizzanti |
Rischio cali glicemici bruschi |
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Carbone Vegetale |
Quasi tutti i farmaci |
Riduzione assorbimento |
Gestire farmaci e integratori è possibile, ma richiede consapevolezza e regole pratiche da seguire.
1. La regola delle 2 ore: come precauzione generale, distanzia l’assunzione dell’integratore dal farmaco di almeno due ore per minimizzare le interazioni nello stomaco.
2. Il diario della salute: annota tutto quello che assumi, comprese tisane e preparati erboristici (la biochimica delle piante è attiva anche in un infuso).
3. Comunica sempre col professionista: non iniziare mai un integratore di tua iniziativa se segui una terapia cronica.
BOX “Prenota una videoconsulenza” (Vincenzo)
Posso prendere il magnesio con qualsiasi farmaco?
Non sempre. Il magnesio può legarsi ad alcuni tipi di antibiotici (come le tetracicline e i chinolonici) o ai farmaci per l'osteoporosi (bisfosfonati), riducendone drasticamente l'assorbimento. Se devi assumerli entrambi, distanziali di almeno 3-4 ore per evitare che il magnesio renda inefficace la terapia antibiotica.
Le tisane contano come integratori?
Assolutamente sì. La biochimica non cambia in base alla forma: che la molecola attiva sia in una compressa o estratta in acqua calda tramite infusione, il fegato dovrà comunque smaltirla. Ad esempio, una tisana molto concentrata a base di passiflora o valeriana può potenziare l'effetto di farmaci ansiolitici proprio come farebbe un integratore in capsule.
Se prendo l'integratore la mattina e il farmaco la sera sono al sicuro?
Non necessariamente. Tutto dipende dalla cosiddetta “emivita” del farmaco, ovvero quanto tempo rimane attivo nel sangue. Alcuni farmaci rimangono in circolo per molte ore o addirittura giorni. In questi casi, anche se le assunzioni sono distanti, le molecole possono comunque “incontrarsi” nel fegato o nel flusso sanguigno e generare interazioni. Chiedi sempre conferma al farmacista per la tua specifica combinazione.
Gli integratori di calcio possono interferire con i farmaci per la tiroide?
Sì, ed è un'interazione molto comune. Il calcio (presente anche in molti multivitaminici o integratori per le ossa) può bloccare l'assorbimento della levotiroxina (Eutirox). Chi assume farmaci per la tiroide al mattino dovrebbe aspettare almeno 4 ore prima di assumere qualsiasi integratore contenente calcio o ferro.
Gli integratori per il sonno (Melatonina, Valeriana) hanno controindicazioni?
Sebbene sicuri per la maggior parte delle persone, possono potenziare eccessivamente l'effetto di farmaci sedativi, ipnotici o ansiolitici (benzodiazepine), causando eccessiva sonnolenza o cali di attenzione pericolosi. Inoltre, gli integratori per il sonno possono interagire con alcuni farmaci per il controllo della pressione arteriosa.